La Coordinazione Genitoriale: un aiuto concreto per figli di genitori altamente conflittuali

Da pochi mesi ho aggiunto un altro importante tassello alla mia formazione per riuscire a dare una risposta professionale sempre più mirata ai diversi bisogni delle famiglie in crisi.

Infatti, mi è capitato di seguire, come mediatrice familiare, delle coppie a cui il giudice aveva consigliato un percorso di mediazione familiare ed esse, forse anche controvoglia e senza grande entusiasmo al pari dei rispettivi legali, hanno accolto l’invito. Però, purtroppo per loro la mediazione non ha funzionato principalmente perché ormai il conflitto si era del tutto cronicizzato.

Così, dopo anni di pratica della mediazione familiare, mia grande passione che continua ad entusiasmarmi e che non mi stancherò mai di promuovere, mi sono avvicinata alla coordinazione genitoriale, sebbene, inizialmente, con una certa diffidenza.

Difatti, i puristi della mediazione familiare credono incondizionatamente in essa quale strumento di pacificazione delle relazioni attraverso l’autodeterminazione, capacità di ciascuno di ritrovare a mezzo della riattivazione di una comunicazione efficace e ponendosi in un ascolto emotivo, quelle risorse ormai sopite. Ed in effetti la magia della mediazione familiare si manifesta proprio allorquando i mediandi riescono a trasformare il conflitto attraverso quella che Jacqueline Morineau chiama fase della catarsi nella quale si riconosce dignità e spessore all’altro per poter insieme riorganizzare la propria vita familiare.

Ma l’esperienza ha dimostrato che non sempre questo strumento risulta efficace, non per lo strumento in sé, ma perché a volte i mediandi proprio non ce la fanno a farsi protagonisti di questa trasformazione, non sono pronti ed ecco che in quel momento è necessario ricorrere ad altro.

Ebbene in questi casi la coordinazione genitoriale potrebbe essere d’aiuto.

La coordinazione genitoriale è nata in America dove ha cominciato a diffondersi negli anni 90 ed è stata recepita in Italia da circa un quinquennio, soprattutto ad opera della giurisprudenza e, nonostante non sia ancora normata, si sta via via diffondendo assieme alle altre ADR (strumento alternativo di risoluzione delle controversie).

La coordinazione genitoriale – a differenza della mediazione familiare che si rivolge a tutte le relazioni umane in crisi (mediazione penale, mediazione scolastica, ecc.) – è un metodo che si rivolge solo alle coppie di genitori ed è nato per protegge i figli nei casi in cui l’alta conflittualità tra genitori annebbia la loro capacità di riconoscere e rispecchiare i bisogni dei figli. E’ un intervento con focus sui figli che mirando alla riduzione del danno sul minore provocato da genitori altamente conflittuali, ha una funzione contenitiva e non generativa come la mediazione familiare. E’ un metodo che, come la mediazione familiare, si svolge nella cornice del consenso poiché ci deve essere la volontà della coppia di seguire il percorso e il contratto che ne deriva è di tipo privatistico tra professionista e genitori. Nel contratto di conferimento dell’incarico, i genitori sollevano il coordinatore genitoriale dalla riservatezza solo ed esclusivamente per le informazioni che hanno pertinenza diretta con l’intervento di coordinazione genitoriale, mentre quello che avviene nella stanza di mediazione è coperto da assoluta riservatezza, al punto che neanche il giudice del processo può esserne messo a conoscenza.

Il CoGe (Coordinatore Genitoriale) accoglie le coppie di genitori che si rivolgono a lui all’interno di una procedura giudiziale o in via stragiudiziale su proposta degli avvocati o di altri professionisti, allo scopo di implementare il piano genitoriale stabilito in ambito giudiziario o volontariamente.  Il CoGe è un professionista imparziale, coinvolge sempre gli avvocati (se ci sono) e le altre eventuali  figure competenti che gravitano intorno alla famiglia. Accompagna le coppie a prendere ed implementare le decisioni che potrebbero sembrare meno importanti (scelta di uno sport, modalità di accompagnamento dall’altro genitore, alimentazione, scelta del medico specialista, ecc.) ma che spesso originano altri dissidi nella coppia aumentando ulteriormente il livello di conflittualità genitoriale e offre suggerimenti concreti anche nelle situazioni più delicate, guardando alle esigenze del bambino. Può, a differenza del mediatore familiare che non dà soluzioni, ricoprire un ruolo maggiormente direttivo nel senso che, se gliene viene dato il potere nel contratto tra le parti, può assumere decisioni sulle questioni cosiddette minori.

In definitiva, la coordinazione genitoriale è una pratica differente dalla mediazione familiare ma che, a mio parere, va annoverata a pieno titolo tra gli strumenti che possono aiutare le famiglie nelle situazioni di elevata conflittualità.

Mi auguro, pertanto, che i vari professionisti formati per supportare le famiglie in difficoltà riescano ad individuare gli interventi più opportuni per ciascun caso e di conseguenza ad indirizzare – anche solo temporaneamente – eventualmente altrove chi si rivolge loro, realizzando sempre più quella rete virtuosa di cui tanto si parla.

Celeste Defina
Avvocato civilista e Mediatrice Familiare