Adolescenze rischi e responsabilità

Vediamo i nostri figli, alunni, ragazzi spesso coinvolti in comportamenti che non comprendiamo, che ci spaventano. Ma sembrerebbe che nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza ci sia un rituale fondamentale da superare, è quello dell’accettazione del Rischio, prima, per accettare le Responsabilità, poi.

Le società tribali hanno diversi rituali più o meno cruenti, più o meno simbolici, che il bambino deve superare per diventare uomo ed anche il nostro adolescente delle società più evolute si sottopone ad una serie creativa e variegata di comportamenti a rischio per diventare grande.

Ma noi adulti come possiamo comprendere e, allo stesso tempo, proteggere i nostri ragazzi?

Per prima cosa potremmo provare a capire quando siamo di fronte a dei rischi costruttivi e quando assistiamo ad una tendenza ripetuta e distruttiva di ricerca del rischio.

Il rischio è costruttivo quando si ha consapevolezza che si sta rischiando per qualcosa, per un motivo interno o esterno che ha la forza di dare senso e significato al comportamento. Il rischio è costruttivo quando si ha consapevolezza del pericolo, si sperimentano i propri limiti e la capacità di avere e sentire paura. Se accade questo, l’adolescente sta probabilmente sperimentando in modo adeguato se stesso, il proprio corpo, i propri limiti, la capacità di fare delle valutazioni, e sta familiarizzando con la possibilità di fare scelte, di pensare a se stesso e alle proprie azioni e alle conseguenze delle stesse, e sta sviluppando, così, il pensiero critico.

Invece il rischio è distruttivo quando è Afinalistico, per cui si rischia per rischiare, per giocare. È distruttivo quando la base motivazionale è esclusivamente una sfida o un conflitto rabbioso, ed è distruttivo se il rischio diventa mera ricerca ripetuta di eccitazione, come fosse una droga per sfuggire al senso di vuoto interno.

È auspicabile che queste esperienze avvengano all’interno di confini riconoscibili, confini psichici, confini familiari e confini sociali. È all’interno di questi sistemi che l’adolescente inizierà a sperimentare la propria responsabilità, la responsabilità individuale andando verso quella sociale, sostenuta dalla Responsabilità genitoriale. Infatti proprio i genitori, con un esercizio costante, ripetuto e affidabile della propria Responsabilità e delle proprie funzioni, accompagneranno l’adolescente e le sue sperimentazioni esterne alla famiglia.

Talvolta i comportamenti rischiosi dei figli adolescenti possono travalicare i confini del lecito e divenire fonte di responsabilità di natura sia penale che civile.

Chi ne risponde?

La responsabilità penale è sempre personale, quindi ciascuno risponde dei fatti illeciti posti in essere. Con riferimento al minore, tuttavia, l’art. 98 c.p.  ne esclude la punibilità qualora al momento in cui ha commesso il fatto non aveva ancora compiuto i 14 anni, mentre il minore ultraquattodicenne è imputabile se aveva capacità di intendere e di volere, cioè se era in grado di comprendere appieno le conseguenze negative del suo agire delittuoso, con una valutazione rimessa, di volta in volta, al Giudice.

Diverse sono invece le conseguenze sul piano civilistico. In tal caso, dei danni provocati dagli atti illeciti compiuti dal minorenne, rispondono i genitori; ed infatti, secondo la regola stabilita dall’art. 2048 c.c.  rubricato “Responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte” ai sensi del qualeIl padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela che abitano con essi… Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto.”

La responsabilità contemplata nella norma innanzi richiamata si definisce “culpa in educando” perché deriva da un inadempimento dei doveri di educazione e di formazione della personalità del minore derivanti dall’art. 147 cc.

Si tratta di una responsabilità oggettiva in capo ai genitori, cioè si presume salvo prova contraria: l’onere probatorio ricade sul genitore e  consiste, per citare la Cassazione,  nel dimostrare di aver impartito al figlio un’educazione normalmente sufficiente ad impostare una corretta vita di relazione in rapporto al suo ambiente, alle sue abitudini, alla sua personalità, ma anche di aver esercitato sullo stesso una vigilanza adeguata all’età e finalizzata a correggere comportamenti non corretti e, quindi, meritevoli di un’ulteriore o diversa opera educativa.

Per riempire di contenuti il compito educativo richiesto ai genitori, richiamiamo ancora  la Suprema Corte, e precisamente la sentenza di Cass. Civ. – sez. III – sent. 28/08/2009 n. 18804, particolarmente illuminante laddove vi si afferma che: “il dovere dei genitori di educare i figli minori, la cui violazione è fonte di responsabilità civile ex art. 2048 c.c., non consiste solo di parole, ma anche e soprattutto di comportamenti e di presenza accanto ai figli, a fronte di circostanze che essi possono non essere in grado di capire o di affrontare equilibratamente. Proprio con l’avvicinarsi dei figli alla maggiore età – allorché acquisita la capacità di fare del male tanto quanto un adulto, serbando però l’inettitudine a dominare i propri istinti e le altrui offese, che caratterizza l’età immatura – il minore ha particolare bisogno di essere sostenuto, rasserenato ed anche controllato.”. Nel caso all’esame della Suprema Corte, la responsabilità dei genitori, era stata ravvisata non tanto nel “difetto di vigilanza degli stessi, data l’età del figlio (diciassettenne al momento del fatto, n.d.r.), quanto nell’inadempimento dei doveri di educazione e di formazione della personalità del minore, in termini tali da consentirne l’equilibrato sviluppo psico-emotivo, la capacità di dominare gli istinti, il rispetto degli altri e tutto ciò in cui si estrinseca la maturità personale.

Il principio di responsabilità di cui alla sentenza da ultimo citata deve richiamare i genitori al loro fondamentale ruolo educativo, ruolo difficilissimo ma affascinante, in cui le regole si imparano strada facendo sulla propria pelle, un  ruolo fondamentale per porre argine ai pericoli dell’adolescenza.

Dedichiamo ai nostri ragazzi più  tempo e ascolto, per coglierne i bisogni, capire il loro mondo interiore, cercare di entrare in relazione con loro, specie in questa fase – l’adolescenza –  di profondi cambiamenti in cui, spesso, la porta chiusa della loro stanza è metafora della loro chiusura in quel bozzolo da cui poi nascerà un essere adulto.

Valentina Schiuma
Psicologa, Psicoterapeuta, Terapeuta Emdr, Musicoterapista.
Specializzata in psicoterapia psicodinamica dell’adolescenza e in diritto del minore.

Giuseppina Condosta
Avvocato